Roma è la città dove ogni famiglia religiosa, tra cui anche le molte congregazioni benedettine, ha una propria sede. Le abbazie romane sono quindi molte e particolari. Alcune sono soprattutto centri amministrativi, formativi e di rappresentanza, e occupano in genere edifici recenti e di poco interesse artistico e culturale. Ce ne sono alcune però, ed è di quelle che vi voglio parlare in questo post, che sono ospitate in edifici antichi, annessi a chiese secolari e permettono quindi di costruire un interessante itinerario che combina storia, arte e vita religiosa attiva. L’itinerario, che segue quasi una linea retta, si sviluppa nella parte meridionale della città e misura circa 10 chilometri.

L’itinerario tra le cinque abbazie benedettine romane

Punto di partenza ideale di ogni percorso benedettino a Roma, dovrebbe essere l’abbazia-collegio di sant’Anselmo, sede del “governo centrale” dell’ordine, luogo di formazione di tutti i suoi monaci, centro culturale di grande rilievo. A sant’Anselmo ho dedicato in passato questo post. Ma sant’Anselmo non ha grandi valenze storiche e artistiche per cui spostiamoci un poco più a nord, entrando in uno dei quartieri a più alta densità di edifici religiosi antichi della città.

Interior of santa Prassede. ph Sixtus

Il punto di partenza è infatti di grande suggestione ed appeal per gli appassionati di storia e arte cristiana: il monastero di santa Prassede che appartiene alla congregazione benedettina vallombrosana fin dal 1198. La sua chiesa possiede splendidi mosaici bizantini, tra i meglio conservati a Roma, che ornano in particolare la stupefacente cappella di san Zenone. La presenza vallombrosana è discreta, quasi impercettibile, e si avverte soprattuto prestando attenzione ad alcune presenze iconografiche più recenti, dedicate a san Giovanni Gualberto, il fondatore di Vallombrosa e ad altri santi della sua famiglia religiosa.

Santa Francesca Romana or santa Maria Nova Basilica in Rome. Ph. r
Marcok – it.wikipedia.org

Spostandoci verso il Foro Romano, si incontra un’altra antichissima presenza: quella della Basilica di santa Maria Nova, meglio conosciuta come santa Francesca Romana, legata invece alla congregazione benedettina olivetana. Il suo campanile a quattro ordini è una presenza visiva molto importante per ogni turista o pellegrino a Roma, dominando dall’alto di una piccola collina il Foro. Pochi però vi prestano interesse ed è un peccato perché la chiesa, oltre a ospitare nella cripta il corpo di santa Francesca Romana, l’oblata olivetana patrona degli automobilisti, la cui canonizzazione portò nel 1608 al cambiamento della dedica, possiede un’antica icona bizantina della Madonna, ed è il luogo in cui, secondo la tradizione, gli apostoli Pietro e Paolo sconfissero Simon Mago. Chiesa antica quindi, ma sottoposta a numerosi interventi di restauro, come dimostra il contrasto tra il campanile in mattoni, tipico delle chiese medievali romane e la bianca e scenografica facciata seicentesca di impronta palladiana. L’originale dedica mariana è testimoniata dalla presenza, oltre che della preziosa icona bizantina in sagrestia (non sempre visibile), da una bella tavola del XII all’altare e del mosaico dell’abside. Molto spettacolare la cosiddetta Confessione, attribuita a Gian Lorenzo Bernini alla fine della navata, dove si trova un gruppo marmoreo raffigurante la Santa con un Angelo. Il monastero adiacente alla basilica è abitato oggi da una esigua comunità di monaci olivetani perché la casa madre della congregazione si trova nella meravigliosa abbazia toscana di Monteoliveto.

San Gregorio al Celio facade. Ph LPLT:

Terza tappa è un’altro luogo di grande importanza per la storia della Chiesa: la chiesa di sant’Andrea e san Gregorio al Celio, edificata sulla residenza di san Gregorio Magno, padre della Chiesa, biografo di san Benedetto, artefice dell’espansione monastica in europa. Si può quindi comprendere come per i benedettini il luogo memoriale di san Gregorio abbia una grande importanza simbolica. Per questo è la famiglia camaldolese a prendersene cura con una piccola comunità dipendente da quella dell’abbazia madre di Camaldoli. L’abbazia risale al sesto secolo, quando san Gregorio Magno edificò un primo monastero domestico proprio dove sorgeva la sua casa natale. Passato ai Camaldolesi nel 1573,lquesto antico monastero fu ristrutturato e riedificato nel corso del Settecento. La chiesa, rifatta in epoca barocca, include la Stanza di san Gregorio. Accanto sorgono tre piccoli oratori disposti in modo scenografico. L’oratorio di sant’Andrea, a sinistra della chiesa, di aspetto barocco contiene notevoli opere di pittori tardo manieristi: Guido Reni, Domenichino, Giovanni Lanfranco e Pomarancio. Alla sua destra, nell’oratorio di santa Silvia, dedicato alla madre di san Gregorio, affreschi di Guido Reni; il terzo oratorio, di santa Barbara, a sinistra di quello di sant’Andrea, ha invece affreschi di Antonio Viviani. Nell’abbazia si trova una piccola rivendita dei prodotti di Camaldoli.

San Paolo fuori le Mura, Rome: the Colonnade  and the facade. ph. Palickap

Un trasferimento più lungo, in direzione sud seguendo il corso del Tevere, ci porta a un altro luogo di grande importanza: la basilica di san Paolo fuori le Mura, una delle sette basiliche canoniche del pellegrinaggio a Roma e sicuramente la principale abbazia benedettina di Roma. Memoriale dell’apostolo Paolo, è un luogo monumentale con una storia complessa. Sorta sul luogo dove è sepolto san Paolo passa ai benedettini nel X secolo, e da allora è uno dei principali centri di spiritualità monastica nel mondo. Oggi è un’abbazia dinamica e culturalmente assai vivace, con una comunità internazionale aperta al dialogo e all’accoglienza. L’antica chiesa, uno delle più belle della Roma medievale, venne distrutta nel 1823 da un incendio (si salvarono solo alcuni ambienti del monastero) e venne ricostruita, nelle forme originarie. In chiesa, spiccano: l’arco di trionfo ornato da mosaici, il ciborio  gotico di Arnolfo di Cambio, il candelabro per il cero pasquale della bottega dei Vassalletto, il mosaico absidale dei primi del Duecento; nella cappella del Santissimo, Crocifisso di Pietro Cavallini. Bellissimo chiostro del XIII secolo, con splendide colonnine di varia forma opera della bottega dei Vassalletto. Nella Spezieria dell’abbazia si trovano in vendita prodotti cosmetici, rimedi naturali, alimentari.

Tre Fontane abbey in Rome: left SS. Vincenzo e Anastasio church, right Santa Maria Scala Coeli. Ph Fczarnowski

Anche l’ultima tappa del nostro itinerario ci porta a un luogo memoriale dell’apostolo Paolo. L’antica abbazia delle Tre Fontane sorge infatti sul luogo dove fu martirizzato l’apostolo Paolo. Narra la tradizione che la testa dell’Apostolo, ricadendo sul terreno dopo la decapitazione, fece tre rimbalzi da cui scaturirono altrettante fontane. Storico insediamento cistercense fondato nel 1140 e visitato anche da san Bernardo di Chiaravalle (la chiesa della Scala Coeli ricorda una sua visione), fu abbandonato per le condizioni insalubri e in seguito rivitalizzato dai Trappisti che ne bonificarono i terreni piantando gli eucalipti per cui l’abbazia è ancora famosa. Vi si trovano tre chiese: SS. Vincenzo e Anastasio, la più antica, con semplice facciata in cotto e, all’interno, affreschi rinascimentali; la chiesa di santa Maria Scala Coeli, del 1584, dalla pianta ottagonale eretta su progetto di Giacomo Della Porta come pure la adiacente chiesa di san Paolo dove si trova la colonna a cui Paolo venne legato prima di subire il martirio. Come in tutte le abbazie di trappisti molto interessante è l’offerta dei prodotti della comunità: qui si trovano olio, miele, cioccolata, birra e gelatina di birra dell’Abbazia delle Tre Fontane. il distillato Eucaliptino, crema nocciola, liquori vari, la grappa dell’Antico Liquorificio delle Tre Fontane.