In un precedente post, di cui trovate qui il link, vi ho presentato in modo assai sintetico le città sante del mondo attraverso una panoramica che includeva tutti i continenti e tutte le religioni. Questa volta vi porto a scoprire alcune città europee che possono essere considerate “sante”. Definiamo il concetto: dal mio punto di vista lo status di città santa del XXI secolo può essere attribuito a quei luoghi in cui la presenza di uno o più edifici religiosi interviene ancora sul contesto urbano modificandone i ritmi, l’economia, l’urbanistica in modo tangibile. Diverso è il caso di città in cui il patrimonio religioso è semplicemente importante o significativo e che ho definito in un precedente post città “a misura di city pilgrim“. Naturalmente anche in questo caso si tratta solo di un breve excursus e non di un’indagine completa, avente lo scopo di collocare questi luoghi nell’Atlante di geografia religiosa che sto cercando di costruire in questo blog con i miei racconti settimanali.

La città più santa in Spagna è senza dubbio Santiago de Compostela, meta di pellegrinaggi fin dal Medioevo, ma diventata negli ultimi anni una delle mete più visitate del mondo grazie al revival, non propriamente “religioso”, del suo Camino (per saperne di più leggete qui). La tomba dell’apostolo Giacomo non è però l’unica meta interessante nella Penisola Iberica: segnalo in particolare la città castigliana di Avila con il circuito dei luoghi legati a santa Teresa e a san Juan de la Cruz. Si tratta del principale itinerario di spiritualità carmelitana al mondo e merita di essere riscoperto. In questo interessante link trovate molte indicazioni e suggerimenti. Anche il terzo luogo che vi segnalo fa riferimento a un altro grande santo spagnolo: sant’Ignazio di Loyola. Nella sua città natale, Loyola, che si trova nei paesi baschi, il grande santuario, edificato attorno alla casa natale del fondatore dei gesuiti, è il punto di partenza di un altro cammino che lega tra loro i principali luoghi ignaziani della Spagna.

In Francia spicca la grande città-santuario di Lourdes che per dimensioni e affluenza è tra principali mete religiose in Europa. Ci sono però anche altre realtà minori, legate spesso al culto di santi nati o vissuti in quel luogo, che ne hanno finito per orientare la propria fisionomia urbana al rispetto del luogo sacro e spirituale e che possono quindi rientrare nella categoria della città santa. Ne segnalo due: il paese di Ars sur Formans, nella Francia Centrale, che è divenuto col passare del tempo un santuario diffuso dedicato a Jean Marie Vianney, il celebre Curato d’Ars, uno dei santi moderni più amati non solo dai francesi. Anche la terza meta che vi suggerisco è legata a una santa molto amata dal popolo. Lisieux, una piccola città della Normandia è divenuta uno dei luoghi più visitati dai pellegrini in Francia grazie alla presenza della mistica carmelitana santa Teresa del Bambin Gesù. Il moderno santuario, con la rutilante basilica, sono collegati ai luoghi della vita di questa popolare e umile figura di santa.

Anche in Germania ci sono città come Colonia o Aquisgrana, che hanno saputo assumere col tempo un ruolo di centro spirituale, mentre altre come Marburg, nel Medioevo importante centro di pellegrinaggio alla basilica di santa Elisabetta, lo hanno invece smarrito. Anche i luterani, che avevano inizialmente osteggiato i pellegrinaggi e il culto dei santi, hanno dovuto col tempo accettare che le città di Eisleben e Wittenberg nella Sassonia Anhalt, divenissero col tempo luoghi di un nuovo tipo di pellegrinaggio legato alla figura di Martin Lutero che qui nacque e operò. Le due città, che portano entrambe nel nome il ricordo di Lutero “Lutherstadt”, sono quindi assimilabili come un unico centro di “devozione” (uso questa parola con molta cautela!) luterana e sono quindi ascrivibili nella categoria delle città sante. Appartengono invece al ruolo più tradizionale di città santa cattolica i piccoli centri di Altötting in Baviera (a cui ho già dedicato un post che vi invito a leggere a questo link) e la meno conosciuta Kevelaer, che si trova in Renania Westfalia nei pressi del confine olandese. Si tratta di un santuario relativamente recente, eretto sul luogo di un’apparizione mariana avvenuta nel 1641 al mercante Hendrik Busman a cui la Vergine chiese di edificare una cappella a Lei dedicata. La piccola città, come la “gemella” bavarese, vive in funzione dei pellegrini che affollano le numerose chiese sorte accanto all’originaria cappella.

In Italia, dove si trova una città Santa per definizione, come la Città del Vaticano, ci sono altre piccole realtà in cui l’incidenza della vita religiosa condiziona non solo l’aspetto urbano ma anche l’economia e la vita cittadina. Il caso più evidente è quello di Assisi, divenuta ormai un grande santuario francescano, con tutto quel che la definizione comporta in fatto di congestione da turismo, souvenirs, assalto ai luoghi legati alla figura di san Francesco (oltre alla Basilica e al Sacro Convento, san Damiano, Eremo delle Carceri, santa Chiara e Porziuncola) che, se visitati in un momento di tranquilla affluenza hanno ancora un fascino raro. Altro luogo dove l’identità religiosa determina la vita cittadina è Loreto, la piccola città delle Marche dominata dal principale santuario mariano italiano. La presenza di un santuario porta spesso piccole città a adeguarsi alla sua presenza, basti pensare a Caravaggio, presso Milano, o Paola in Cala o Cascia, dove il culto dedicato a santa Rita, estende i suoi effetti oltre la Basilica e il convento dedicato alla santa delle Rose. Ancor più evidente il caso della cittadina di San Giovanni Rotondo, in Puglia, dove la costruzione della grande e modernissima Basilica dedicata a Padre Pio (san Pio) ha accentuato ancor più il ruolo di nuova città santa assunto dal centro garganico negli ultimi decenni.

Negli altri paesi europei ci sono numerose città che possono ambire al ruolo di Città Santa secondo i criteri che ho sopra precisato. Lo è senz’altro Medjugorje in Bosnia Erzegovina, sede di apparizioni mariane e meta di incessanti pellegrinaggi da tutto il mondo. Anzi, il caso di Medjugorje è davvero paradigmatico di come un villaggio anonimo possa trasformarsi in pochi decenni in una città santa costruendo tutta la propria vita sociale ed economica attorno a uno o più edifici sacri. Lo stesso fenomeno è avvenuto in anni meno recenti a Fatima, in Portogallo, divenuta un polo di pellegrinaggio universale partendo da un piccolo insediamento insignificante. È invece molto più difficile definire come città santa Czestochowa, in Polonia, che ha una solida realtà urbana che si estende al di sotto della sacra collina di Jasna Gora. Possono esserlo sicuramente le piccole Einsiedeln per la Svizzera o Mariazell per l’Austria, entrambe sviluppatesi attorno a un grande santuario-abbazia che ne ha modificato l’aspetto urbanistico. Per i calvinisti un carattere prioritario ha ancora la città di Ginevra dove si trova un importante museo dedicato alla Riforma. Lo stesso dicasi per la città ungherese di Debrecen, chiamata la Roma Calvinista per la presenza di un importante seminario e di una grande cattedrale. Sempre rimanendo nell’Europa Orientale si può senz’altro considerare come città santa Sergev Posad, a nord di Mosca dove, accanto al grande complesso murato comprendente il monastero e numerose cattedrali, prospera una piccola cittadina che vive di riflesso al suo importante complesso religioso.

 

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In a previous post, you can find here the link, I gave you a synthetic view of the holy cities of the world, including all continents and all religions. Now it’s time to discover the cities that can be considered, for various reasons “holy” in European countries. From my point of view, the status of holy city of the 21st century can be attributed to those places where the presence of one or more religious buildings modifies the urban context changing the rhythms, the economy, the urbanism in a tangible way. This is not the case in cities where the religious heritage is important and significant and which I have defined in a previous post as “city pilgrim-friendly”.

The holiest city in Spain is undoubtedly Santiago de Compostela, a pilgrimage destination since the Middle Ages, that in recent years has become one of the most visited destinations in the world, thanks to the revival, not exactly “religious”, of its Camino. But shrine of the apostle James is not the only Spanish interesting destination: I suggest the city of Avila and the circuit of sites related to St. Teresa and St. Juan de la Cruz. This is the best itinerary of Carmelite spirituality in the world and deserves to be rediscovered. The third suggestion refers to another great Spanish saint: Saint Ignatius of Loyola, and his native city, Loyola, in the Basque Country. The great sanctuary, built around the birthplace of the founder of the Jesuits, is the starting point of another path that links the main Ignatian places of Spain.

In France the great sanctuary of Lourdes can now be considered the main French holy city. Other sites linked to the cult of modern saints can therefore assume the role of holy city. I would like to point out two: the small city of Ars sur Formans, in Central France, which over time has become a widespread sanctuary dedicated to Jean Marie Vianney, the Curé d’Ars, one of the most beloved modern saints not only by the French. The third destination that I suggest is also linked to a beloved saint that linked her name to a small town in Normandy that has become one of the most visited pilgrimage sites in France: Lisieux, and the mystical Carmelite saint Teresa of the Child Jesus. The modern sanctuary, with its glowing basilica, is linked to the places of life of the mystical and humble figure of Saint Teresa of the Child Jesus.

In Germany, too, there is no shortage of cities that have been able to take on a role of spiritual center over time, others such as Marburg, in the Middle Ages an important center of pilgrimage to the basilica of St. Elizabeth, have instead lost it. Even the Lutherans, who had initially opposed the pilgrimages and the cult of the saints, had to accept that the cities of Eisleben and Wittenberg in Sachsen Anhalt became over time places of a different type of pilgrimage linked to the figure of Martin Luther who was born and worked here. The two cities, which today bear in their name the memory of Luther: Lutherstadt, are therefore assimilated as a single center of Lutheran “devotion” (I use this word with great caution!) and are therefore attributable to the category of holy cities. The small towns of Altötting in Bavaria (to which I have already dedicated a post that I invite you to read at this link) and the lesser-known Kevelaer, located in Rhineland-Westphalia near the Netherlands border, belong to the more traditional role of a Catholic holy city. Kevelaer is a relatively recent sanctuary built on the site of a Marian apparition in 1641 to the merchant Hendrik Busman to whom the Virgin asked to build a chapel dedicated to her. The small town, like its Bavarian “twin” Altötting, lives on behalf of the pilgrims who flock to the numerous churches built next to the original chapel.

In Italy, where the Holy City by definition, the Vatican City, is located, there are many small towns in which the incidence of religious life marks the urban aspect and the economical life. Assisi, has become a great Franciscan sanctuary, with tourism, souvenirs, assault on places sacred to St. Francis (in addition to the Basilica and the Sacred Convent, St. Damian, Eremo delle Carceri, St. Clare and Porziuncola) that, if visited in a moment of quiet affluence still have a rare charm. Another place where religious identity determines city life is Loreto, the small town in the Marche, dominated by the main Italian Marian sanctuary. The presence of a sanctuary often leads small towns to adapt to its presence, just think of Caravaggio, near Milan, or Paola in Calabria, or Cascia, in Umbria, where the cult of St. Rita, extends its effects beyond the Basilica and the convent dedicated to the saint of Roses. Even more evident is the case of the town of San Giovanni Rotondo, in Apulia, where the construction of the large and very modern basilica dedicated to Padre Pio (Saint Pio) has accentuated even more the role of a new, small holy town assumed by the Gargano centre in recent decades.

In the other European countries there are many cities that can aspire to the role of holy city according to the criteria that I have specified. Medjugorje in Bosnia-Herzegovina is certainly one of them: the seat of Marian apparitions and the destination of incessant pilgrimages from all over the world. Indeed, the case of Medjugorje is truly paradigmatic of how an anonymous village can transform itself in a few decades into a holy city by building its entire social and economic life around one or more sacred buildings. The same could be said in less recent years for Fatima, in Portugal, which itself has become a pole of universal pilgrimage starting from a small insignificant settlement, while it is more difficult to define as a holy city Czestochowa in Poland, which has a solid urban reality that extends below the sacred hill of Jasna Gora. The small Einsiedeln, Switzerland and Mariazell in Austria can certainly be, both developed around a large sanctuary-abbey that has changed their urban aspect. For the Calvinists, Geneva is still a special site, with an important museum dedicated to the Reformation. The same applies to the Hungarian city of Debrecen, called “Calvinist Rome” because of the presence of an important seminary and a large cathedral. We certainly consider Russian Sergev Posad as an holy city where, next to the large walled complex including the monastery and numerous cathedrals, a small town lives in reflection of its important religious complex.