C’è in India un luogo fantastico, che è al tempo stesso un pensiero irrisolto, un mistero illusorio, una storia che si può capire solo con i parametri della grandezza di un imperatore che voleva rinnovare ogni cosa: un regno, una capitale, una religione. Quell’uomo era Akbar, il Gran Mogul, la sua visione era Fatehpur Sikri,un omaggio al suo maestro Shaikh Salim Chisti, sulla cui tomba ancor oggi si esprimono desideri.

In quasi tutti i viaggi in India ( e quindi anche in quello che faremo ad agosto con la Compagnia del Relax, qui il link) è prevista una sosta a Fatehpur Sikri, la spettacolare “città fantasma” fortificata che si trova circa a metà strada nel tragitto tra Agra e Jaipur. Tutti visitano e ammirano gli straordinari edifici di pietra rossa creati tra il 1572 e il 1585 e subito abbandonati per la difficoltà di approvvigionamento idrico. Gli edifici di Fatehpur Sikri sono davvero fantastici, tra i più belli che si possano vedere in India, patrimonio UNESCO, ma io ricordo con maggior emozione la visita alla grande moschea, ancora attiva, che sorge proprio accanto ai palazzi abbandonati sul crinale di una collina. Nel cortile della moschea c’è la tomba di Salim Chisti, il mistico sufi a cui l’imperatore Akbar era particolarmente devoto e a cui si rivolse per sapere se gli fosse concesso di avere un erede maschio. Così fu e come ringraziamento, Akbar, a cui non difettavano di certo le grandi visioni, decise di costruire presso Sikri, il villaggio in cui viveva il santo, non solo una nuova moschea, cosa che sarebbe stata assolutamente logica, ma una nuova capitale, trasferendo dalla non lontana Agra, mogli, cortigiani e funzionari, che ne furono, come si può immaginare… entusiasti. Leggete l’affascinate romanzo l’Incantatrice di Firenze di Salman Rushdie se vi interessa capire l’incredibile fusion religiosa e artistica che era il regno di Akbar ed avere un racconto “romanzesco” di quella avventura.

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The wonderful marble’s jali of the Salim Chisti Dergah, Fatehpur Sikri. ph. Maria Lecis

Akbar, che possedeva un vero spirito religioso, costruì a Fatehpur Sikri un palazzo dove i sapienti e i mistici di tutte le tradizioni religiose presenti in India potevano confrontarsi e dibattere davanti al curioso imperatore che arrivò, da semianalfabeta qual era, a ipotizzare una nuova religione, chiamata Din-I-Ilahi (religione di Dio) nata unendo elementi di tutte le altre. Fu proprio questa sua viva spiritualità che lo spinse a cercare dal mistico eremita sufi che portava il nome di Chisti il segno di appartenenza a una delle principali confraternite indiane e che aveva (e ancora ha) nella non lontana città santa di Ajmer il mausoleo del quasi omonimo fondatore. Come detto Akbar non riusciva ad avere figli maschi ma non appena lo Shaikh gli predisse che sarebbe diventato padre di un erede (che sarebbe stato chiamato in suo onore Salim, anche se noi lo conosciamo come Jahangir) una delle sue mogli rimase incinta e, per non allontanarla dall’influsso benefico del santo, costruì una residenza proprio vicino al villaggio di Sikri dove Salim viveva. Ritenendo poi benefico l’influsso dello Shaikh Salim in ogni aspetto della vita decise di non separarsi mai dalla sua presenza. E così, nel 1572, nacque Fatehpur, la Città della Vittoria.

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Each ribbon is a desire, a special vow a sign of faith an devotion. ph Maria Lecis

Nel bellissimo e bianco mausoleo di Salim Chisti, ancora oggi è possibile vedere migliaia di nastrini colorati appesi alle pareti. Ognuno di questi è una richiesta di devozione, un segno di speranza, a testimonianza di un culto che non si è estinto col passare dei secoli e costituisce uno degli aspetti principali di quella devozione musulmana tipica del subcontinente indiano, tanto lontana dal rigore arabo. Le splendide porte monumentali della moschea (darwaza) connettono da un lato l’edifico sacro con la città imperiale, dall’altro, attraverso una vertiginosa scalinata, con il semplice villaggio che sorge ai suoi piedi. Oggi, come accade nel vicino Taj Mahal, il flusso turistico è rigidamente controllato e un servizio di navette porta i visitatori da un ampio Visitor Centre fino sotto le mura della città antica. Tuttavia mentre nella sua rara bellezza Fatehpur vive della tranquillità pietrosa dei siti archeologici, la Jami Masjid e la tomba del Santo sono rimasti luoghi di spiritualità viva, frequentati da pellegrini e devoti, tanto che nel grande cortile della moschea si trovano bancarelle con offerte e prodotti di ristoro. Un luogo davvero particolare in cui passare del tempo in ammirazione delle jali, i raffinati intagli in marmo bianco nelle pareti del mausolo ma anche dove chiedere umilmente un aiuto legato a un cordoncino colorato in mezzo agli altri mille..

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The huge Buland Darwaza, the Gate of the Jami Masjid, overlooks the small Sikri village. ph. Maria Lecis

There is a fantastic place in India, maybe an unresolved thought, an illusory mystery, a story that can only be understood using the point of view of an emperor who wanted to change everything: kingdom, capital, religion. That man was Akbar, the Great Mughal, his vision was Fatehpur Sikri, his spiritual master Shaikh Salim Chisti, whose tomb is still a place of deep devotion.

All the tours in Northern India stop at Fatehpur Sikri, the spectacular ghost town about halfway between Agra and Jaipur. You can visit the extraordinary red stone buildings created from 1572 c.e but soon abandoned due to the difficulty of water supply. Fatehpur Sikri is really a fantastic site, a UNESCO World Heritage Site, but I loved the nearby great mosque, still active. In its large courtyard you can visit the tomb of Salim Chisti, the Sufi mystic to whom the emperor Akbar asked to have a male heir. So it was, and Akbar decided to build near Sikri the village where the saint lived, not only a new mosque but a new capital, transferring from not far away Agra, wives, courtiers and officials, who were, as you can imagine … enthusiastic. Salman Rushdie’s fascinating novel The Enchantress of Florence perfectly describes the incredible religious and artistic fusion of Akbar’s court.

Akbar, who possessed a true religious spirit, also built a palace in Fatehpur Sikri where the wise and mystics of all religious traditions present in India could confront each other and debate before the curious emperor who arrived, as a semi-illiterate who he was, to hypothesize a new religion, called Din-Ilahi (religion of God), by uniting elements of all the others. As soon as Shaikh told him that he would become the father of a male heir, one of his wives became pregnant and, not to move her away from the beneficial influence of the saint, Akbar built a new residence right next to the village of Sikri where Salim lived. Then, considering Shaikh Salim’s influence beneficial in every aspect of life, he decided never to separate himself from his presence. So, in 1572, Fatehpur, the City of Victory, was born.

In the beautiful white mausoleum of Salim Chisti, it is still possible to see thousands of ribbons, mostly red, hanging on the walls. Each of these is a request for devotion, a sign of hope, a typical aspects of the Indian subcontinent Muslim devotion, so different from Arab purity. The beautiful monumental gates of the mosque (darwaza) connect he sacred building one side with the imperial city, on the other with a vertiginous staircase leading to the village. Today, as in the nearby Taj Mahal, visits are strictly controlled and a shuttle service takes visitors from a large Visitor Centre to the walls of the ancient city. However, while Fatehpur is now an archaeological sites, the Jami Masjid and the tomb of the Saint are still places of living spirituality, frequented by pilgrims and devotees. A very special place where to spend time admiring the refined white marble jali carvings in the walls and where humbly ask for an help to a colored cord in the midst of the other thousand…

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